Alimentazione Psicosomatica

Ho conseguito un Diploma come Consulente in Alimentazione Psicosomatica e questa disciplina spesso si confonde con pratiche mediche attuali che si occupano di disturbi alimentari. Per comprendere l’argomento e spiegare cosa fa e chi è il Consulente in Alimentazione Psicosomatica ripropongo alcuni passaggi dell’esame svolto al conseguimento degli studi:

Il comportamento alimentare non è altro che l’insieme degli atteggiamenti che distinguono il modo di consumare alimenti relazionato in un chiaro contesto di vita dell’individuo. Quindi se vogliamo analizzare il comportamento alimentare di una persona è fondamentale valutare anche l’ambiente in cui vive.

Ci si può approcciare in due modi per valutare le problematiche inerenti all’argomento: il primo è il metodo tradizionale standard che consiste nel valutare i disturbi causati da un errato comportamento alimentare nella sua forma biochimica e viene affrontato sottoponendo il paziente ad una schematica dieta con inserimento di alimenti e farmaci specifici alla modifica del metabolismo corrente con l’obbiettivo di correggere i puri disturbi biochimici. Con questo metodo non viene assolutamente considerato l’ambiente e tutti gli elementi esterni che possono concorrere alla modifica del comportamento alimentare della persona, anzi viene modificato il programma dietetico forzando l’individuo a variazioni che correggono il disturbo ma non risolvono la causa di questo. E’ il classico approccio medico dietetico e psichiatrico che risolve il disturbo momentaneamente causando un’ulteriore problematica di vita al soggetto sottoposto a cure asettiche e lontane dal vero bisogno di cambiamento che è indispensabile per costruire un base solida di lavoro sull’organismo della persona nell’affrontare la propria dieta con coscienza e determinazione e non con passività e freddezza distaccata.

Il secondo metodo è quello adottato dal counseling psicobiologico che affronta l’argomento alimentazione con maggior conoscenza e consapevolezza dell’ambiente in cui vive la persona permettendogli di risolvere i disturbi connessi dandogli gli strumenti per modificare l’apice del problema. Quindi non è più il disturbo alimentare il centro dello studio ma la vita stessa della persona e l’ambiente che lo circonda. E’ l’impegno del counseling psicobiologico costruire con il cliente una dieta impostata sul benessere psicofisico che comprenda tutti quei strumenti necessari per elevare il cliente ad uno stato di salute ottimale con l’inserimento di attività fisica piacevole, uno studio sulla consapevolezza dei suoi limiti e dei sui errori alimentari, strategie per migliorare la convivenza in un contesto difficile famigliare o lavorativo, una ricerca in cultura e passatempo che possono alzare la stima e il desiderio di affrontare le problematiche della vita (in questo caso correlate anche all’alimentazione).

Uno degli esempi più pratici è quello del controllo del peso mostrando alla persona non solo un corretto stile alimentare ma l’inserimento dello stesso nella sua vita con armonia e rispetto dei suoi bisogni concreti adeguandolo al suo contesto famigliare e lavorativo. Lo studio di strategie nel fare la spesa mirata, gestire giornalmente uno spazio per attività fisica, valutare i momenti e le modalità di colazione, pranzo e cena nel rispetto delle esigenze di vita e di piacere, inserire potenzialità culturale nella persona con attività che distolgono dal problema giornaliero che causa turbamento, ansia di azione e abbassano la qualità della vita della persona con conseguenti disturbi alimentari e psicofisici; far ritrovare la stima di se stesso e delle proprie capacità.

L’approccio biomedico nel rapporto tra cibo e salute si concentra esclusivamente su una razionale selezione degli alimenti e dei farmaci da utilizzare per curare il paziente seguendo tabelle prestabilite; queste escludono l’analisi dell’ambiente in cui vive l’interessato e i suoi importanti bisogni terziari legati alla ricerca del benessere psicofisico e all’autostima. Il rapporto tra cibo e salute viene visto come una malattia da risolvere con intervento biochimico, risolvibile grazie ad esami e rimedi appropriati. Questo rapporto verte sulla cura e non sul potenziamento delle energie della persona: viene stilato un programma dietetico estratto da una elaborazione di dati legati a valutazione di carenze nutrizionali o eccesso di nutrienti, dati spesso standardizzati a valori fissi come il peso e l’altezza. La persona desiderosa di trovare un suo equilibrio interiore e con l’ambiente che lo circonda, con un approccio di questo genere, non risolve il suo problema a monte. Il “paziente” non ha la possibilità di affrontare la malattia o il disturbo alimentare nella sua complessa forma perché l’esclusione del fattore ambientale e dei bisogni di piacere individuale vengono omessi nelle analisi di valutazione.

Il Counseling in alimentazione psicosomatica si concentra invece sulla ricerca di tutti quei bisogni del “paziente”, approcciando il problema non da medico a paziente ma da consulente a cliente. L’interessato trova nel Counseling informazioni e nozioni per potenziare la qualità della sua vita alzando la sua soglia di benessere psicofisico indipendentemente dalla malattia in cura, così da dimenticarla spostando l’interesse al piacere e alla ricerca di tutti quei elementi vitali abbandonati nel tempo o allontanati dalla propria vita per diverse cause o semplicemente per mancanza di conoscenze di strumenti che solo il Conseling può dargli e non un asettico e standardizzato esame di valori nutrizionali proposto dalla scienza medica. Insieme vengono presi in esame tutti quegli elementi presenti nella vita della persona interessata che ruotano intorno ad essa e che possono migliorare il suo stato di benessere con strategie mirate e studiate appositamente: la ricerca del piacere si allarga di vedute non fermandosi al puro selezionamento degli alimenti più graditi ma allo studio di strategie per migliorare i rapporti famigliari, l’ambito lavorativo, la ricerca dello svago, tutto al fine di formare un individuo in grado di affrontare difficoltà di vita con serenità e fermezza tali da alleviare qualsiasi forma di deficit salutistico in atto o a risolvere problematiche legate a disturbi alimentari connessi all’ambiente esterno.

Consumando una certa quantità e qualità di cibo in un’ora precisa della giornata abbiamo un’assimilazione di nutrienti e prestazioni fisiche che cambiano completamente se lo stesso cibo viene assunto in un’ora diversa della giornata. Questo dipende molto dal nostro metabolismo, dal nostro stile di vita, dal nostro rapporto con il cibo. Questo fenomeno poco considerato dalla classe medica se pur conosciuto da tempo è di fondamentale importanza per instaurare un programma dietetico che miri al soddisfacimento del piacere e del benessere dell’interessato. Ci sono delle regole base conosciute come il privilegiare i carboidrati entro l’ora di pranzo per la presenza rilevante di cortisolo nel sangue e di sera privilegiare proteine per la maggior presenza di ormone della crescita nel circolo sanguigno con conseguente miglior assimilazione del cibo ma tutto questo non è possibile applicarlo alla lettera. Ogni singolo individuo ha esigenze di vita che vanno considerate durante l’elaborazione di piani atti a migliore la qualità della vita stessa della persona e questo si può fare solo con un lungo approfondimento dello stile di vita del cliente.

L’obiettivo è quello di dare una cronologia alimentare che sposi sia le conoscenze scientifiche che i bisogni dell’individuo in modo che diventi una fonte di soddisfazione il modificare per migliorare il suo stato attuale e non l’imperativo di adattarsi agli obblighi della scienza biochimica che necessariamente valuta solo gli effetti organici conseguenti alle nozioni scritte nel tempo di fenomeni meccanici applicati indistintamente a tutti. Per esempio se il cliente trova giovamento uscire qualche sera per godersi una pizza con la sua amata e distogliersi dalla frenesia del lavoro quotidiano non può far altro che del bene al suo stato di salute, se invece diventa giornaliero questo fenomeno e tutte le sere non solo mangia la pizza con la sua amata ma contemporaneamente parla delle problematiche del lavoro svolto, allora non può essere altro che distruttivo e motivo di intervento del Counseling per informarlo di cambiare abitudini sia alimentari che relazionali.

Quando si danno delle indicazioni dietetiche si pensa sempre a quanto un alimento possa far del bene o del male alla persona se preso in piccole o grandi quantità a seconda dei suoi valori nutrizionali: i principi della psicosomatica non vertono su questo ma sul significato che il cliente da all’alimento.

Lo studio di una dieta psicosomatica ruota intorno alla ricerca del benessere personale del cliente portando la consapevolezza di quello che mangia in termini di significato: alla ricerca di emozioni, desideri, bisogni, autostima, ricerca di conoscenza e consapevolezza. Dopo un esame attento dello stile di vita del cliente il counseling deve dare tutte le nozioni possibili al cliente per renderlo consapevole di quello che sta mangiando e degli effetti sul suo organismo in termini psicosomatici. Solo con una presa di coscienza si può aiutare il cliente ad elaborare una dieta impostata sulla ricerca di benessere e a quel punto alimenti potenzialmente dannosi per la salute perché consumati in quantità diventano alimenti piacevoli perché gestiti con consapevolezza e pacatezza, usati in specifici momenti della giornata mirati ad ottenere un piacere e non un conforto. I tre pasti principali ed eventuali spuntini non si possono applicare in modo standard per tutti perché è il cliente ad esprimere le proprie necessità rapportate al suo stile di vita, all’ambiente in cui vive ed ai suoi bisogni di piacere. Quindi il significato di colazione, pranzo, cena discostano tra loro a seconda se si mangia in famiglia, con i colleghi, da soli, in fretta o in ambiente rilassato specialmente se la vita lavorativa coinvolge l’intera giornata. Bisogna individuare quale è il pasto che serve per puro approvvigionamento di energia fisica e quale è il pasto con valore di benessere psicofisico legato in particolar modo alla convivialità con altre persone esente da tempistiche obbligate.

Associare il pasto ad un piacere della vita diventa fondamentale per ottenere una dieta equilibrata: se il pasto diventa un momento sgradevole dove il controllo del peso o relative intolleranze e allergie obbligano il cliente a ridurre gli alimenti scelti e le quantità o addirittura un’impostazione al consumo di alimenti non graditi allora il pasto diventerà in termini psicosomatici un ulteriore momento sgradevole della giornata che graverà sugli altri problemi già presenti nella vita dell’individuo. Invece di migliorare il suo stato d’animo, il momento del pasto diventa un ulteriore momento da dimenticare o vivere velocemente e con forzatura per pura necessità biochimica. La vita odierna ci sposta sempre più a dare risalto alla cena come forza energetica sia in termini di consumo sia in termini di gratificazione: finalmente sono a casa, sono con la mia famiglia, sono rilassato. E’ il momento in cui bisogna cercare quegli alimenti appaganti che siano sufficienti a completare il pasto senza poi il bisogno di consumare altre cibo calorico. In questo contesto vanno consigliate strategie come quello di evitare la tv, di stare insieme al tavolo, di non parlare dei momenti negativi della giornata ma di trovare il caldo conforto del momento di amore delle mura domestiche. Cellulare spento, evitare di parlare di situazioni economiche e piuttosto utilizzare la tv con programmi che fanno da sottofondo a quel momento come musica, varietà, documentari, ecc.. Rilassarsi e godersi quel momento perché si è vicino ai propri cari e grazie alla cena è possibile avere questa gioia. Privilegiare comunque proteine vegetali e verdure ma se necessario anche carboidrati in modo moderato. Dopo cena una tisana o un frutto leggero per concludere la serata. Durante il giorno assecondare degli spuntini con piccoli dolcetti o simili che rappresentano un punto di conforto moderato: un appagamento di quel momento di stacco e rifugio personale. Il pranzo è diventato sempre più il pasto secondario e quindi va visto come approvvigionamento di carboidrati per continuare la giornata, come carburante energetico di stimolo alla prosecuzione. Se c’è piena consapevolezza di quanto e cosa di mangia allora si comprende che noi siamo i padroni del nostro benessere e noi possiamo decidere se e come vivere la giornata e quali sono gli alimenti giusti per quel momento e quali stiamo abusando. La piena consapevolezza raggiunta con la conoscenza delle qualità degli alimenti e di quello che per noi rappresentano con i nostri bisogni personali sono la forma vincente per una dieta equilibrata.

Secondo la biochimica l’alimento ha un ruolo terapeutico in qualità di compensatore di carenze, quindi la dieta assume un’impostazione prettamente curativa. Si valutano quali sono i nutrizionali da somministrare in riferimento ad analisi biochimiche e al fabbisogno del soggetto bisognoso di cure. Per esempio un atleta avrà bisogno di un certo apporto di calorie e nutrienti in relazione a sforzi fisici programmati e l’alimento dosato acquista un valore terapeutico compensando carenze nutrizionali dopo lo sforzo. Oppure alimenti ricchi di calcio assieme a vitamina D vengono prescritti in forma terapeutica ad una signora anziana in caso di osteoporosi, ecc… L’alimento assume il ruolo di farmaco da ingerire perché indicato dal medico curante. Il soggetto quindi ha sempre il ruolo di paziente e l’alimento sempre il ruolo di compensatore nutrizionale biochimico.

Secondo la visione psicosomatica l’alimento ha invece un ruolo terapeutico in qualità di costruttore di vita e personalità. Si eleva il benessere psicofisico della persona grazie ad una dieta associata ad alimenti graditi da lei stessa e gli viene insegnato come riconoscere l’alimento nel suo valore specifico. Viene costruito un legame tale che permette al soggetto di dare non solo un valore biochimico all’alimento, con tutte le sue componenti nutrizionali, ma anche un valore intrinseco di richiamo a valori, momenti ed eventi che hanno portato la persona ad avere stima di se stessa e ad un benessere fisico e mentale nel tempo. Nel caso specifico dell’atleta oltre a seguire una dieta bilanciata, relativa all’attività svolta, diventa fondamentale l’inserimento di piccoli ma importanti piaceri culinari che compensano lo sforzo premiandolo con dolcezza e soddisfazione. Si rompe lo schema della dieta sportiva a tutti i costi e si ridona forza d’animo nei momenti più difficili con piccoli dolci o alimenti scelti dall’atleta che nulla hanno a che fare con l’apporto biochimico ma apportano serenità e forza nel continuare perché collegati a momenti piacevoli della vita. Nel caso specifico invece della signora anziana con osteoporosi non basta una dieta forzata ma è necessario ricercare quegli alimenti condivisi nei momenti piacevoli della famiglia unita, che donano alla persona forza di vitalità nello spirito necessaria per esempio a stimolarla in attività fisica all’aria aperta, a stare più serena, a vivere con amore ogni istante della giornata. Sia l’atleta che la signora anziana potranno giovare di una dieta bilanciata solo grazie aver trovato serenità dentro e fuori e conseguentemente avere un funzionamento degli organi più funzionale e recettivo agli alimenti. Forzare gli eventi con diete che non rispettano la persona significa togliere quello che di più è grande nell’essere umano: la consapevolezza di non essere malati ma di poter migliorare la propria vita prendendo in mano il proprio destino. Grazie l’apporto di un counseling, che asseconda il cliente nei suoi bisogni formandolo in conoscenza e consapevolezza, questo obbiettivo è raggiungibile perché lo studio biochimico a sé degli alimenti non può completare questo percorso formativo umano.

La naturopatia applicata alla consulenza in alimentazione psicosomatica è l’elemento mancante alla scienza ufficiale biochimica che ha un approccio verso il paziente solo in veste di medico curante e non di informatore e sostenitore delle necessità del cliente. Ecco perché il consulente in alimentazione psicosomatica ha un ruolo fiancheggiatore alla persona bisognosa: determinante è il rapporto che si instaura con il cliente che deve avere uno spirito costruttivo e riconoscitivo delle capacità umane nel reagire agli eventi per un cambiamento evolutivo migliorativo. Il criterio è quello prima di tutto di acquisire informazioni dal cliente che non siano solo prettamente lo stato di salute, le problematiche fisiche, la sua costituzione corporea, le cure in corso, patologie e disturbi vari (indicazioni per di più riservate alla classe medica) ma quello di costruire insieme un’analisi dettagliata del suo stile di vita che veda in modo approfondito tutte quei legami con la vita passata e presente che hanno portato gioia e benessere nella vita dell’individuo e la valutazione del suo stato attuale verso l’ambiente che lo circonda (famiglia, lavoro, hobby, ecc.).

In questo modo si riesce ad inquadrare la persona che chiede consulenza in tutti i suoi aspetti di vita per poi beneficiarne con un programma dietetico adatto alle sue esigenze e ricco di informazioni correttamente documentate su scelte alimentari salutari. Se il Counselor consegna frettolosamente un foglio scritto con una dieta prestampata al richiedente scavalcando la parte di approfondimento conoscitivo delle abitudini, fondamentale per la definizione di una dieta che resti nel tempo costruttiva, che sia apprezzata e compresa, allora andiamo a sostituirci alla classe medica e trattare il cliente come una persona malata, bisognosa di cure, senza ottenere poi grandi risultati nel tempo. Il rapporto deve invece basarsi sull’obbiettivo di formare un percorso che porti alla ricerca di un benessere psicofisico che innalzi le difese dell’organismo affrontando così i vari problemi che hanno generato il disturbo alimentare. Quali sono i cibi apprezzati, le sue preferenze, le sue conoscenze alimentari, quali cibi richiamano momenti di allegria, quali soddisfano psicologicamente, come vive la giornata lavorativa, il tempo dedicato al cibo, com’è il suo carattere e il suo atteggiamento verso gli altri e se stesso, i rapporti con la famiglia e il lavoro, com’è l’ambiente di casa e il luogo di lavoro; sono tutti dati necessari per stilare una dieta ideale che si adatti al suo stile di vita e contemporaneamente fornisca una serie di dati al cliente per fargli prendere coscienza degli errori fatti e dei potenziali miglioramenti.

C’è senza dubbio una parte importante formativa che il Counselor deve trasmettere al cliente: sono tutte quelle buone norme di comportamento alimentare (indicate dalle linee guida della Comunità Scientifica Internazionale) che molto spesso sono dimenticate in un cassetto da dietisti e medici non curanti della necessità di informare ma di curare con rimedi/farmaci ancor prima di valutare le vere necessità del cliente che spesso e volentieri sono per lo più legate ad una non conoscenza delle strategie dietetiche utili per star bene fisicamente. In poche righe spiegare quale siano le direttive alimentari italiane è particolarmente difficile: importante è comprendere che la dieta stilata è ricca di informazioni (tutte provenienti da documentazioni scientifiche) che servono a portare un equilibrio alimentare nella persona interessata. In questa piramide alimentare dove fa da padrona cereali, legumi, frutta e verdura va raccomandato di variare il più possibile gli alimenti, di selezionare la qualità delle materie prime adoperate ed in particolar modo la qualità e la varietà dei grassi utilizzati, l’importanza di bere molta acqua naturale e non bibite zuccherate, evitare di eccedere in zuccheri semplici e sale (preferendo quello iodato), di prestare attenzione all’apporto giornaliero di proteine, calcio, omega 3, ferro e quant’altro a seconda dell’età e dello stato di salute (evitando al limite gli integratori salvo prescrizione medica), fornendo consapevolezza dei danni che si può provocare al proprio organismo con l’alcool, il fumo e mangiando cibo non salutare (alimenti fritti, troppo grassi, conservati, ecc.). Fondamentale affrontare anche l’argomento legato all’attività fisica giornaliera e relazionarla al proprio metabolismo. Una camminata giornaliera non basta: bisogna sottolineare l’importanza dell’attività motoria come uno degli elementi costitutivi il nostro benessere e cercare tutte le strategie per applicarla nella propria vita senza stravolgere i propri bisogni personali. Evitare l’auto se possibile, utilizzare le scale e non l’ascensore, a piedi con il cane o in bici con il figlio, rompere la sedentarietà sinonimo di sovrappeso e problemi osteoarticolari e muscolari oltre che psicofisici. Inserire nel contesto settimanale almeno due volte attività fisica intensa ma breve. L’alimentazione psicosomatica offre una panoramica a 360° della propria vita perché quello che mangiamo è quello che noi siamo e vedere la propria dieta inserita nella nostra vita in armonia e piacere porterà giovamento anche all’ambiente che ci circonda diventando noi stessi primi attori delle nostre scelte e dei nostri pensieri.

“Il Counselor in alimentazione psicosomatica è come un moderno navigatore satellitare: una volta impostata la destinazione ti trova il percorso più breve, più veloce, più sicuro, ti segnala i dossi, le zone a traffico limitato, il traffico in quel momento, ti indica il limite massimo di velocità, ti segnala gli autovelox. Il Counselor si comporta così: una volta individuata la destinazione con il cliente, il Counselor gli mostra i tragitti da percorrere e da poter scegliere facendo attenzione agli ostacoli ed ai limiti che vanno rispettati per salvaguardare il proprio benessere fisico ed aiutandolo con informazioni dettagliate sul percorso preso. Una volta arrivato a destinazione il cliente ha raccolto informazioni tali che gli permetteranno di ripetere lo stesso percorso in modo ritroso ma con più sicurezza e fermezza di prima.” Oreste Maestroni Consulente in Alimentazione Psicosomatica