Intolleranze Alimentari

Le intolleranze alimentari sono difficilmente individuabili da strumenti scientifici conosciuti: i sintomi possono essere diversi di lieve o grande entità. Mal di testa, insonnia, mal di pancia, disturbi gastro-intestinali, sono solo alcuni dei sintomi legati all’assimilazione di alimenti. La medicina alternativa si è avvicinata a questi fenomeni facendone sua la capacità di risoluzione con pseudo test e con le più disparate metodiche naturali che di fondamento non hanno molto perché non riproducibili nel tempo. Dal punto di vista della pratica naturopatica affrontare questo problema vuol dire andare oltre le reazioni chimico fisiche dell’organismo ad uno specifico elemento ed approfondire l’argomento con criteri tali che permettono di valutare il problema dal punto di vista psicosomatico. La reazione negativa ad un alimento può in parte essere oggetto di studio all’incapacità dell’organismo di digerirlo per carenza per esempio di enzimi dall’altra è il sintomo nascosto di problemi legati alla difficoltà di esternare delle carenze affettive con disperata richiesta di aiuto. Nella voce carenze affettive possiamo far rientrare tutti i casi di difficoltà di inserimento in ambito famigliare, a scuola, al lavoro, nella comunità. Non è così facile affrontare i problemi della vita direttamente con impeto e fermezza, l’alimentazione diventa in questo caso una scappatoia che evidenzia la nostra chiusura davanti ad un problema e la richiesta di aiuto nel cercare di risolverlo.

L’approccio migliore quindi è quello della considerazione di più fattori che intervengono a creare un’intolleranza alimentare: si parte dalla valutazione di disturbi digestivi (deficit di enzimi per esempio), disturbi emotivi (stress, ansia, ecc.), una dieta errata, mancanza di attività fisica, inquinamento ambientale e intossicazione da sostanze chimiche (come conservanti, coloranti, pesticidi, ecc..). Non va confuso però “l’intolleranza alimentare” con una scelta di vita: chi segue per esempio una dieta vegan o vegetariana per sua etica personale non è per forza una persona che rifiuta la società e non si contraddice nel suo essere perché è la persona stessa che costruisce la sua piramide alimentare in virtù del suo credo e dei suoi bisogni in modo sereno e consapevole. Quindi il credo di un vegetariano sarà diverso da un vegan o un fruttariano o un macrobiotico o un onnivoro: nessuno riporta una “intolleranza alimentare” ma uno stile di vita. Diverso invece la persona che scegli una dieta specifica per esternare ad altri il proprio disappunto alle scelte altrui con conseguente incapacità di interloquire con il resto della collettività: in questo caso specifico spesso nasce “un’intolleranza alimentare” che il Counseling in alimentazione psicosomatica può far notare al cliente ed aiutarlo nell’affrontare a monte le difficoltà adattative mostrate.

Le intolleranze riconosciute ufficialmente dalla scienza medica sono al glutine, al lattosio e il favismo. La celiachia è una malattia dell’intestino che reagisce in modo anomalo alla presenza di glutine, la mancanza dell’enzima lattasi crea un’intolleranza al latte e derivati e il favismo è una reazione con anemia emolitica con ittero nelle persone con carenza dell’enzima G6PD consumando fave o piselli. Se per allergia consideriamo quelle reazioni del sistema di difesa del corpo con effetti immediati e violenti all’assunzione di alimenti anche in bassissima quantità, l’intolleranza ha una forma più lenta di reazione e dipendente dalla dose assunta. Nel caso specifico dell’intolleranza eliminare del tutto l’alimento “incriminato” non porta beneficio nel tempo: una dieta varia, regolata opportunamente rispetto ai bisogni del soggetto e delle sue abitudini, non può far altro che del bene; questo perché individuare le cause o la molecola alimentare che scatena il fenomeno è un processo lungo e laborioso. Sono molteplici i fattori che interagiscono con l’alimento e il nostro organismo: può essere una sostanza chimica presente come un conservante o un colorante, oppure la maturazione del prodotto o la varietà dello stesso o in quel momento il nostro sistema digestivo è affaticato per ben altri problemi. Escludere in modo generale e superficiale dalla propria dieta un elenco di ingredienti è solo segno di superficialità da parte del naturopata.

Quindi escluso celiachia, intolleranza al lattosio e favismo tutto il resto ruota intorno a problemi fondamentalmente legati al sistema digestivo: che posso essere concentrati nella sua parte meccanica (gastrite, mancanza di enzimi, problemi generali del tratto digerente), nella parte emotiva (ansia, stress, tensioni psicologiche, ecc.), negli agenti esterni inquinanti come coloranti, conservanti, pesticidi, ecc. ed in una dieta squilibrata accompagnata anche da una mancanza di attività motoria e ricreativa. Il primo lavoro fondamentale è ripristinare la normale funzione digestiva riportando l’intestino ad una forma ottimale con una prima fase di disintossicazione naturale con erbe e fitoterapici e fermenti probiotici con omega 3, affiancati da attività fisica moderata e stile di vita più consono al suo benessere. In questa fase la depurazione deve avvenire anche a carico del fegato con fitoterapici idonei per un periodo che varia da 10 a 15gg. La dieta per questo specifico periodo restrittivo deve includere cereali e pseudo cereali escluso frumento e pane tradizionali, consumare prodotti da forno a pasta madre al posto di crackers e fette biscottate ricche di grassi e lievito, condire e cucinare con olio extra vergine di oliva e olio di lino (quest’ultimo solo a crudo), frutta e verdura di stagione (escluso banana, fragole, mele, pesche e frutta secca in generale tranne una quantità moderata di mandorle se ben tollerate), evitare legumi se non passati o decorticati.

Concentrare i carboidrati a pranzo e le proteine la sera rispettando però le esigenze di benessere del cliente. Frutta e verdura cruda tra un pasto e l’altro come rompi fame e bevande con succhi centrifugati e tisane al bisogno. Privilegiare prodotti biologici certificati per evitare presenza di sostanze chimiche reagenti, sale e zucchero saccarosio da bandire per la prima fase o comunque moderarne il consumo con sale marino integrale e dolcificanti alternativi. Reintrodurre poi gradualmente gli altri alimenti per individuarli e farne buona conoscenza sapendo che al loro consumo i disturbi legati all’intolleranza aumentano. La strategia migliore è quella di evitare una sindrome di accumulo dosando saltuariamente questi alimenti con astensione di qualche giorno e reinserimento graduato. Tutto visto comunque in un’ottica globale della persona, il suo stato d’animo, le sue difficoltà a recepire il cambiamento, il suo desiderio di benessere e il contesto ambientale in cui vive.